LE GALLERIE CIMITERIALI

Scavate nel tufo, tenera roccia vulcanica utilizzata per la costruzione di mattoni e calce, le gallerie si estendono per circa 13 km. di lunghezza, in vari livelli di profondità. Il primo piano, il più antico, si snoda in percorsi irregolari di gallerie, nelle cui pareti sono ricavati i “loculi”, le tombe comuni dove il corpo era posto, avvolto in un lenzuolo, direttamente sulla terra, cosparso di calce per favorire l'essiccazione per motivi di igiene, e murato con marmi o tegole. Sulle tombe le iscrizioni erano in greco o in latino, e a volte si trovano murati dei piccoli oggetti decorativi o identificativi. In questo primo piano troviamo piccole stanze, i “cubicoli”, tombe di famiglie abbienti o di martiri, e gli arcosoli, altro tipo nobile di tomba, spesso decorati con pitture a soggetto religioso. Sono raffigurate, per lo più, storie bibliche dell’Antico o del Nuovo Testamento, che stanno ad esprimere la fede nella salvezza e nella risurrezione ottenute per noi da Gesù. Sulle lapidi tombali sono frequenti anche i simboli:  il più noto è il pesce, che nasconde le cinque parole “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore” attraverso le iniziali delle cinque lettere greche che compongono la parola “ICTUS”, pesce.

IL CUBICOLO DELLA VELATA

La stanza prende il nome dalla pittura della lunetta di fondo, raffigurante una giovane donna, con un ricco abito e un velo sul capo, con le braccia alzate in atteggiamento di preghiera. Ai lati della donna orante sono rappresentate due scene uniche nella pittura cimiteriale, relative alla vita della defunta: il suo matrimonio, con sposo e celebrante, e la sua maternità. Al centro della volta è dipinto il Buon Pastore nel giardino paradisiaco, tra pavoni e colombe, preceduto, nel sottarco d’ingresso, dalla scena della fuoruscita del profeta Giona dalla bocca del mostro marino, chiara espressione della fede nella risurrezione. Nella lunetta di sinistra del cubicolo è raffigurato il sacrificio di Isacco e in quella destra i tre giovani nella fornace di Babilonia, entrambi esempi di totale fede nel Dio che salva e per i primi cristiani prefigurazioni della salvezza portata da Gesù.

Le pitture, incredibilmente ben conservate, risalgono alla seconda metà del III secolo.

LA NICCHIA CON LA PIÙ ANTICA IMMAGINE DELLA VERGINE

Nel soffitto di una nicchia, approfondita a galleria, c’è lo stucco, sfortunatamente in gran parte caduto, di due pastori tra alberi e pecore, anch’essi in stucco ma che finiscono in vivace pittura di fronde e rossi frutti. All’estremità destra della nicchia si conserva la figura della Vergine Maria con il Bambino sulle ginocchia e accanto un profeta, che nella sinistra tiene un rotolo e con la destra addita una stella. Dovrebbe trattarsi della profezia di Balaam: “una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele”(Num. 24,15-17). La presenza del profeta sta a indicare nel Bambino il Messia atteso per secoli.

La pittura sembra risalire agli anni 220-230 d.C, perciò questa è ritenuta la più antica raffigurazione della Vergine.
LA CAPPELLA GRECA

Ambiente ritrovato pieno della terra gettata dal lucernario aperto nel soffitto, prende il nome da due iscrizioni in greco dipinte nella nicchia destra, prima cosa vista dagli scopritori.

Riccamente decorato con pitture e stucchi di stile pompeiano, presenta una forma particolare con tre nicchie per sarcofagi e un bancone per i banchetti funebri, detti refrigeria o “agapi” che si svolgevano presso le tombe in onore dei morti. Il dipinto, su fondo rosso nell’arco di centro, è proprio un banchetto, che però ha un chiaro riferimento al banchetto eucaristico (celebrato occasionalmente dai cristiani in suffragio dei defunti). Ai lati della tavola dove sono assise sette persone di cui la prima tende le mani nell’atto di spezzare il pane, sono raffigurati sette cestini, che alludono al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, quando Gesù promette il pane della vita eterna.

Numerosi gli episodi del Vecchio Testamento: Noè che esce dall’arca e Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia, prefigurazioni dell’acqua salvifica del battesimo; il sacrificio di Isacco; le tre storie di salvezza miracolosa del libro di Daniele (Daniele tra i leoni, i tre Giovani nella fornace, Susanna accusata di adulterio dai vecchi giudici babilonesi e salvata da Daniele). Del Nuovo Testamento fanno parte la raffigurazione della risurrezione di Lazzaro (Gesù ha potere sulla morte); la guarigione del paralitico (Gesù ha potere sul peccato); e l’adorazione dei Magi. Quest’ultima scena è rappresentata frequentemente nei cimiteri di Roma come segno della universalità della salvezza essendo i tre re i primi pagani che adorano Cristo.